Chi ha paura della coda lunga?

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Ha avuto luogo oggi il tradizionale incontro dell’Osservatorio Beltel (sempre ottimamente organizzato da Mario Citelli nei minimi particolari e da oggi ospite della splendida location dell’Image Building di via Torino 61). Il dibattito era moderato da M. Citelli e la partecipazione di Franco Morganti e Salvo Mizzi.
Un tema, tra i tanti ed interessantissimi che gli oratori hanno sviluppato si è ripresentato quello della presenza in rete di contenuti di scarsissima qualità e dell’assenza di regole per il controllo della stessa.
Ho espresso quindi la mia impressione, ovvero che sia presente una eccessiva preoccupazione sul tema e che non vedo chi possa, senza rischi per le libertà individuali, definire le soglie al di sotto delle quali un contenuto sia di basa qualità (non implicando ciò che non esistano regole che definiscano quali contenuti siano permessi e quali no in termini legali). La rete è un sistema dinamico complesso che evolve verso delle situazioni di equilibrio (fino al momento nel quale non si verifichi la seguente discontinuità). La distribuzione della qualità, ammesso che si arrivi a definirne un metro, arriverà quindi ad una configurazione stabile all’interno della coda lunga, e che definirà, in tal senso, le aspettative della sua audience. Credo che quello che turbi di più di tale processo è che non abbia un “comitato selettivo” delegato, ma, al contrario, sarebbe regolato da un fenomeno emergente definito come decisione deorganizzata (si faccia riferimento al libro “The wisdom of the crowds” di James Surowiecki) lo stesso meccanismo che sta portando spontaneamente Wikipedia ad un ruolo centrale nell’accesso alla conoscenza enciclopedica con una accuratezza media impensabile. Perchè ciò accada devono essere verificate alcune condizioni:

Diversity of opinion
Each person should have private information even if it’s just an eccentric interpretation of the known facts.
Independence
People’s opinions aren’t determined by the opinions of those around them.
Decentralization
People are able to specialize and draw on local knowledge.
Aggregation
Some mechanism exists for turning private judgments into a collective decision.

Serve quindi diversità e mancanza di polarizzazione e nessun arbitro formale della qualità (nell’ambito della legalità chiaramente e del rispetto reciproco).

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3 Responses to “Chi ha paura della coda lunga?”

  1. Ma dato che in rete la legalità non esiste, per non parlare del rispetto reciproco, le condizioni non si danno e, come si diceva una volta, ‘quel che viene viene’.
    Il sistema si autorganizza, certo, ma i risultati non hanno nulla di ottimale per noi, solo per il sistema: illudersi che si giunga ad una situazione di equilibrio ‘buona’ è solo un’illusione, appunto.

  2. Alessandro Stagni 30. Dec, 2007 at 1:02 am

    Sono d’accordo. IMHO il tema è molto complesso. Provo a districarlo ricorrendo ad una metafora. Che sia più vantaggioso per un neurone (l’individuo) essere parte di un cervello molto intelligente o in quello di un demente? dal punto di vista del neurone probabilmente il sistema buono è quello che vive più a lungo, indipendentemente dalla “bontà” del cervello. In un contesto sociale è possibile che si debbano tenere in considerazione quelli che Hoftadter chiama gli “strani anelli”, non siamo neuroni ma entità capaci di comprendere l’esistenza di un livello logico che emerge dalla complessità del nostro agire ed il nostro comportamento è influenzato da questa c”comprensione”. Che ciò permetta di definire una “Morale” di internet e del sistema caotico auto-organizzante che ne deriva, lo ignoro….

    Grazie a Sasha per l’osservazione.

  3. Non si tratta di “morale”, ma di “logica condivisa”. E’ quella che nella Teoria dei Giochi si puo’ chiamare “logica perfetta”. Ovvero quella cosa che occorre ai prigionieri per giocare in modo collaborativo il proprio dilemma massimizzando quindi i risultati.

    In rete c’e’ una logica di fondo che non puo’ essere eliminata senza trasformare Internet in qualcosa di diverso; la condivisione di quella logica e’ cioe’ di fondamentale importanza… oppure non parliamo piu’ di Internet. Ed e’ la stessa cosa – quella logica – che rende irresistibilmente attraente Internet rispetto, ad esempio, alla TV.
    L’autoorganizzazione e’ una peculiarita’ che in Internet si esprime tramite IETF (una governance aperta di fondamentale importanza), e per l’utente di Internet significa possibilita’ di scelta (irresistibilmente attraente). Fare con/senza l’autoorganizzazione significa dunque fare con/senza Internet come la conosciamo oggi; e una “Noninternet” non autoorganizzata non sarebbe piu’ cosi’ attraente (ie: ci sarebbe comunque meno business… se io non potessi piu’ scegliere contenuti gratuiti da gustare, cercherei di farlo… non andrei cioe’ a pagare la connettivita’ ad una rete che non mi consente di farlo… piuttosto ne costruirei un’altra).
    Mi sembra piuttosto limitato quindi separare i risultati di cui gode il singolo individuo connesso (ie: meno soldi perche’ la monetizzazione dell’IP e’ poca cosa), dai risultati di cui gode “il sistema” (la disponibilita’ di informazione e’ totale). Non li puoi separare… sono due facce della stessa medaglia… o vuoi Internet, o vuoi altro… le aziende forse vorrebbero altro, ma gli utenti vogliono Internet.